Gay & Bisex
In mezzo alla natura
Kimboy74
19.03.2026 |
2.184 |
5
"La tensione si sciolse in un'onda di piacere condiviso, i gemiti che echeggiavano nel silenzio della foresta..."
Marco aveva quarantatré anni e amava profondamente il silenzio della natura selvaggia. Ogni fine settimana, quando il mondo della città diventava opprimente con il suo rumore e le sue convenzioni, lui caricava lo zaino e si dirigeva verso le zone più isolate delle montagne appenniniche. Lì, tra rocce irregolari e boschi fitti, si spogliava completamente, lasciando che il sole e il vento accarezzassero la sua pelle nuda. Il nudismo non era per lui una provocazione, ma una liberazione: il corpo libero da vestiti, la mente sgombra da giudizi sociali. Camminava piano, sentendo i piedi nudi sul terreno muschioso, inalando l'aria fresca che profumava di resina e terra umida.Quel sabato pomeriggio, aveva trovato un piccolo lago nascosto, circondato da salici piangenti e rocce levigate dall'acqua. L'acqua era cristallina, invitante. Si immerse nudo, nuotando con bracciate lente, godendo del silenzio interrotto solo dal gorgoglio dei ruscelli vicini. Uscì dall'acqua, l'acqua che scivolava lungo il suo petto villoso, il suo cazzo semi-eretto per il fresco contatto con l'aria. Si sdraiò su una roccia piatta, chiudendo gli occhi, lasciando che il sole asciugasse la sua pelle.
Fu un fruscio tra i cespugli a fargli aprire gli occhi. Non era un animale: figure umane. Marco si mise seduto, il cuore che accelerava leggermente, ma senza allarme. In quel luogo remoto, le regole del mondo esterno svanivano. Dal sentiero emersero due persone: una donna sulla trentina, con capelli castani legati in una coda disordinata, e un uomo della sua età, entrambi nudi come lui. La donna aveva seni pieni e sodi, i capezzoli turgidi per l'aria fresca; l'uomo un corpo atletico, con un cazzo che dondolava morbido tra le gambe muscolose. Portavano zaini leggeri, e i loro occhi si posarono subito su Marco, sorpresi ma non spaventati.
Per un momento, regnò il silenzio. I loro sguardi si incrociarono: quello di Marco scivolò sul corpo della donna, notando la curva dei suoi fianchi, il triangolo di peli pubici scuro sopra la figa rasata ai lati; poi sull'uomo, il suo petto ampio, le vene che pulsavano sulle braccia. La donna lo fissò a sua volta, mordicchiandosi il labbro inferiore, gli occhi che indugiavano sul cazzo di Marco, ora più duro per l'eccitazione improvvisa. L'uomo sorrise piano, il suo sguardo che esplorava le cosce di Marco, il modo in cui il sole illuminava i muscoli tesi del suo addome. Non c'erano parole, solo quell'intensità visiva, una tensione elettrica che riempiva l'aria come il calore del pomeriggio.
'Non sapevamo che ci fosse qualcun altro qui,' disse infine la donna, la voce bassa e rauca, rompendo il silenzio senza imbarazzo. Si chiamava Elena, e l'uomo era Luca, una coppia che cercava lo stesso isolamento, la stessa libertà dal mondo convenzionale. 'Ma... non ci dispiace,' aggiunse, avvicinandosi piano, i suoi piedi nudi che sfioravano l'erba. Luca annuì, posando lo zaino e sedendosi su una roccia vicina, il suo cazzo che cominciava a indurirsi sotto lo sguardo di Marco.
Marco sentì un brivido di libertà condivisa. In quel luogo privo di occhi estranei, di norme sociali, i corpi parlavano da soli. 'Nemmeno a me,' rispose, la voce ferma. I loro sguardi continuarono a intrecciarsi: Elena fissava il cazzo eretto di Marco, le labbra socchiuse; Luca osservava i seni di Elena che si alzavano e abbassavano con il respiro accelerato, e poi tornava su Marco, un invito silenzioso negli occhi. La tensione crebbe, palpabile, come l'umidità che saliva dal lago.
Elena si avvicinò per prima, inginocchiandosi davanti a Marco. Le sue mani sfiorarono le sue cosce, dita leggere che tracciavano linee sulla pelle. 'Qui siamo liberi,' mormorò, e senza aspettare risposta, le sue labbra avvolsero la cappella del cazzo di Marco, succhiando piano, la lingua che leccava il glande sensibile. Marco gemette, la mano che si posava sui capelli di lei, spingendola più a fondo. Luca si unì, inginocchiandosi accanto, la bocca che catturava un capezzolo di Marco, succhiandolo forte mentre la sua mano accarezzava le palle di lui, stringendole delicatamente.
La sensazione di libertà li travolse: nessun pudore, solo corpi che si univano nella natura selvaggia. Marco spinse Elena sulla roccia, le aprì le gambe, esponendo la figa bagnata, le labbra gonfie e lucide. Le infilò due dita dentro, sentendo i muscoli contrarsi intorno a lui, mentre lei ansimava, gli occhi fissi nei suoi. 'Scopami,' sussurrò Elena, e Marco obbedì, spingendo il cazzo dentro di lei con un colpo secco, riempiendola fino in fondo. La figa era calda, stretta, che lo avvolgeva mentre lui pompava ritmicamente, i fianchi che sbattevano contro i suoi.
Luca non rimase a guardare: si posizionò dietro Marco, le mani che separavano le sue natiche. Il suo cazzo, ora duro e venoso, premette contro l'ano di Marco, lubrificato dalla saliva che aveva sparso prima. Con un grugnito, Luca entrò, piano ma deciso, il bruciore che si trasformava in piacere mentre scopava Marco da dietro. I tre corpi si mossero in sincronia: Marco che scopava Elena con spinte potenti, il suo cazzo che entrava e usciva dalla figa fradicia; Luca che lo penetrava, il ritmo che accelerava, le palle che sbattevano contro quelle di Marco.
Gli sguardi non si spezzarono: Elena fissava Marco negli occhi mentre lui la scopava, le unghie che graffiavano la sua schiena; Luca incontrava lo sguardo di Marco da sopra la sua spalla, un sorriso complice mentre affondava più a fondo. La tensione si sciolse in un'onda di piacere condiviso, i gemiti che echeggiavano nel silenzio della foresta. Elena venne per prima, la figa che pulsava intorno al cazzo di Marco, urlando il suo orgasmo mentre il corpo si inarcava. Marco la seguì, tirandosi fuori e schizzando sperma caldo sul ventre di lei, fiotti bianchi che colavano sulla pelle.
Luca continuò a scopare Marco, afferrandogli i fianchi con forza, fino a gemere forte e riempirgli l'ano di cum caldo, pulsando dentro di lui. Si accasciarono tutti e tre sulla roccia, corpi sudati e intrecciati, il respiro affannoso che si calmava piano. Il sole tramontava, tingendo il lago di arancione, ma in quel momento, la libertà era totale: sguardi che si incrociavano ancora, pieni di soddisfazione e promessa di silenzi condivisi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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